Breve estratto indolore da  "La nostra cucina a km 0 "  uno dei racconti tratti da Dolce in fondo.

 

Ho un grosso limite: non riesco a scopare quando sono triste e comunque sono sempre allegro.

Questa era la frase preferita di Mattia. La ripeteva spesso e  dal momento che i suoi interlocutori, ogni volta, ridevano si era ormai convinto che fosse una battuta divertente. Di essere felice del resto ne  aveva più di un motivo.  A ventisette anni era ancora giovane, e poi era alto,bello e aveva  firmato da poco un contratto discografico per il suo secondo disco. Il primo era stato un insuccesso così clamoroso da non sembrare nemmeno vero ma gli addetti ai lavori e la stampa credevano  fortemente in lui. Una commistione fra Donald Fagen e Stevie Wonder avevano scritto. Lui in realtà non aveva mai ascoltato troppo né l’uno e né l’altro ma si sa come sono i critici. In studio di registrazione non aveva rivali: sapeva suonare la chitarra come Allan Hollsworth e il basso elettrico come Steve Clarke ,con la batteria  non era Colaiuta ma era comunque ai livelli di un turnista di professione e se la cavava più che bene con le tastiere elettroniche e con la programmazione.

<<Il tuo problema è che sei troppo bravo e la gente si spaventa. In più sembri un fotomodello. Troppo. Non scatta l’identificazione. O ti imbruttisci o fai di meno.>> Questo gli ripeteva sempre il suo produttore.

La caratteristica del talento è che lo puoi millantare, troverai sempre qualcuno disposto a crederti ma quando è assoluto non c’è modo di nasconderlo. Lui ci aveva provato a fare musica di merda con l’autotune ma gli veniva lo stesso più raffinata della media.  Tutto bene,quindi? No , nella sua vita così carica di promesse  c’erano due ombre che da un po’ lo seguivano.

La prima ombra era alta un metro e ottanta, era castana e aveva una luce strana nello sguardo come se le fosse rimasto impresso nell’iride il crollo di un ponte o di qualche altra catastrofe. Si chiamava Bianca ma non è che sapesse molto altro di lei. La seconda ombra era una paura terrificante della folla e per uno che veniva considerato  la futura star del firmamento musicale non era certo un impedimento da poco.

Bianca. Per un po’ aveva lavorato come segretaria negli uffici della etichetta discografica. Avevano avuto un piccolissimo flirt ed erano finiti a letto un paio di volte. Bianca era bella e intelligente, in pratica aveva tutto ma a lui di quel tutto non interessava niente. D’altra parte nessuna donna sana di mente dovrebbe innamorarsi di un musicista che insegue il successo. Costui ha già troppi amori: il primo, il più grande, è quello che nutre per se stesso, il secondo, a cui concederà la maggior parte del proprio tempo e della propria energia, è l’amore  per la musica che comunque tradirà lo stesso  occasionalmente con una miriade di donne ma  a cui poi tornerà sempre per raccontare  tutto di loro in forma di canzoni  invocandone il perdono e consequenziali royalties.

 Bianca. Era stato chiaro con lei ma in quelle due occasioni lei aveva voluto credere al linguaggio del corpo che è sempre consolatorio negli abbracci e si adopera penetrante solo per nascondere il proprio  voler rimanere in superficie . Aveva dato  credito ai sensi e non alla insindacabilità di quella promessa  sincera di non amore.

Anche ora era lì. Lo aspettava. Se ne stava goffamente nascosta dietro quella edicola in attesa che lui passasse. Lui fece finta di non vederla sperando che in lei l’ amor proprio, l’unico su cui potesse fare affidamento in quel momento, all’ultimo la facesse recedere. Le passò vicino con fare accigliato, facendosi scudo di un muro di pensieri inesistente. Si sentì chiamare. Non aveva mai sentito prima il proprio nome farsi  così supplica ma decise lo stesso di far finta di niente, salì sulla  moto e sparì.

La notte ricevette un messaggio anonimo:<<Pezzo di merda.  Pagherai caro quello che mi hai fatto. Ti sfigurerò quel bel faccino con l’acido muriatico.>> Passò il telefonino ad Antonio, il suo produttore che lesse quel messaggio almeno tre volte senza dire niente.

<<Mi devo preoccupare?>> gli chiese.

<<Hai idea chi possa scriverti una roba simile?>>

<<No. L’unica che potrebbe avercela con me è Bianca, la segretaria che hai licenziato, ma non credo che arriverebbe mai a tanto..>>

<<Non sono cose da prendere alla leggera.>> disse Antonio  preoccupato per l’incolumità di Mattia e del proprio investimento.

<<Cosa dovrei fare? Non mi va di chiamare i carabinieri e poi forse si tratta  davvero soltanto di qualche 

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